lunedì 11 maggio 2009

Città ciclabile a costo zero

di Rotafixa
( http://www.ciclistica.it/post/2009/05/11/meno-19#comment-184942 )

Quando parlo con gli altri sul perché vado in giro in bici e perché non ci vanno loro, trovo essenzialmente due argomenti che li tengono lontani dalla scelta della bicicletta come mezzo quotidiano di trasporto: la paura e la fatica.

La fatica è un argomento facilmente superabile, aprendo una discussione e dimostrando, anche con il proprio esempio, che nessuno nasce allenato e che l'abitudine abbassa di molto la soglia della fatica.

La paura è l'argomento davvero insormontabile, ultimativo. Non è possibile convincere una persona che ha paura a fare le cose di cui ha paura.

So che le nostre strade sono terrificanti, e che gli italiani in macchina si trasformano in bestie mannare con addosso l'armatura.

Da qui nasce il più grande equivoco possibile, quando si parla di mobilità urbana in bicicletta. Una sorta di corto circuito logico, che in estrema sintesi si può enunciare così: "la bicicletta è pericolosa".

Ora vi svelerò uno dei segreti meglio custoditi al mondo: ad essere pericolosa non è la bici ma la macchina per la bici (e i pedoni, e un po' tutti gli utenti leggeri).

Questa enorme rimozione collettiva, che da quando sono in vita non smette di sbalordirmi, porta ad un altro equivoco: quello della inevitabilità di infrastrutture per la mobilità ciclistica.

Invece sostengo che non abbiamo bisogno di alcuna infrastruttura. Magari se ne dispiaceranno istituzioni comunali e aziende di costruzioni ad esse collegate, ma ciò che intendiamo proporre è una rivoluzione infrastrutturale a costo zero: il rispetto dei limiti di velocità previsti per l'ambito urbano.
I 50 km/h, previsti dal codice della strada, sono già per loro natura sufficienti - e necessari - per rendere le nostre strade, come per incanto, piste ciclabili.
Naturalmente, come sapete tutti, nessuno rispetta questo limite -per non parlare di quello dei 30 km/h previsto in alcune zone particolari, per esempio Monti, dove vivo-, soprattutto quando le strade sono libere. L'unico modo di ottenere il rispetto di questo limite, fino ad oggi, è la congestione della strada causata dalle stesse macchine che non appena possono accelerano fino al limite consentito dall'ostacolo successivo. O dall'eventuale presenza di vigili o polizia per strada, che però come vediamo non fa affatto il proprio dovere, ignorando le più plateali infrazioni, parcheggio illegale e mancato rispetto delle strisce pedonali compresi.

Ciò non è accettabile. Ed è particolarmente irritante sapere che questa elementare regola, direi anche di civiltà umanistica, viene disattesa non solo da tutti, ma anche in un paese che almeno a parole pretende il rispetto delle regole e la tutela della propria sicurezza, personale e collettiva.

Non c'è alcun bisogno di piste ciclabili, ci sono già e si chiamano strade. Basta solo pretendere il rispetto dei limiti di velocità e, come corollario, il rispetto delle regole di sosta: ad esempio la sosta in doppia fila deve essere cancellata dalle nostre abitudini.

Infine, la seconda gamba della rivoluzione ciclabile a costo zero: l'intermodalità. Occorre consentire, ad ogni ora del giorno e per tutto il servizio, l'ingresso delle biciclette nelle metropolitane. Non occorrono infrastrutture nelle stazioni (ad esempio scivoli e quant'altro) perché la bici pesa poco e la puoi portare a spalla o comunque a mano. Non esistono problemi di responsabilità civile da parte del gestore dell'infrastruttura, perché il codice civile già prevede la responsabilità per danni. Se qualcuno provoca un danno a persone o cose entrando con la bici in metro lo pagherà, è già previsto dalla legge. E, come nelle zone pedonali, il regolamento della metropolitana può prevedere che l'ingresso nei vagoni sia libero tranne nei casi di congestione, che ognuno è tenuto a valutare secondo il principio del buon senso (nel codice "la responsabilità del buon padre di famiglia", istituto che ci arriva intatto dai tempi del diritto romano ed è ancora in vigore).

Possiamo trasformare le nostre città senza spendere un euro. Ciò che serve è la volontà di singoli, collettività e istituzioni a far rispettare poche e già previste regole.

4 commenti:

Papà Volontario ha detto...

concordo su tutto tranne che su di un punto: nelle stazioni di treno e metrò, si devono fare delle facilitazioni per il trasporto bici. La mia pesa, non tanto ma pesa, ho il cambio intimo, qualche chiave, la "schiscetta" per il pasto e il piccì e 2 lucchetti e un cavo di acciaio per non farmi portare via il mezzo: nelle stazioni i gradini saranno pochi, ma l'è dura...

Anonimo ha detto...

Viva la bici!

Un caro saluto... :)

Pralina

http://superpralinix.splinder.com

Elsa ha detto...

Ti ringrazio moltissimo e voleva farlo proprio quì da Te.

pss concordo anche io, ma un segreto posso confidartelo?
io in bici non so andare...sigh!
un abbraccio
Elsa

frank ha detto...

Elsa, non sai che ti perdi